Ho lavorato come traduttrice freelance dal 1997 al 2017, e dal 2000 lavoro anche come interprete. Il mestiere di traduttrice è (come molti altri) un mestiere poroso: vi si insinuano mille cose della vita che scorre accanto al lavoro. Passioni, interessi, letture, musiche, incontri - tutto prima o poi sembra trovare una sua utilità, precipitare nei testi, concorrere alla loro forma suggerendo quella che nell’attimo decisivo appare come la “parola giusta”.

Da adolescente ho vissuto un anno a Cambridge, in Inghilterra: dal seme di quella esperienza è nato nella mia testa una sorta di mondo parallelo, una fortunata zona extra del pensiero e del modo di ragionare, che è la zona dell’inglese. Mi sono spesso chiesta se tutti i traduttori nutrano nei confronti della lingua da cui traducono lo stesso slancio emotivo che io provo per l’inglese – una lingua che mi piace come mi piacciono certi amici: per quel che in loro riesco a cogliere e per quello che eternamente mi sfugge.

2017: L'inglese mi piace sempre, ma mi sono stufata di tradurre libri! Ora lavoro come project manager per l'International Center for the Humanities and Social Change. A Venezia, per fortuna ancora a Venezia.

I worked as a freelance translator from 1997 to 2017, and I have been working as an interpreter since 2000. The profession of translator is (like many others) porous: a thousand things from other areas of one's life get involved with it. Enthusiasms, reading, music, chance meetings – everything sooner or later seems to come in useful, feeds into the texts, contributes to their shaping, prompting what at the crucial moment seems exactly le mot juste.
As an adolescent I lived for a year in Cambridge, in England: that experience sowed the seeds for what grew to be a sort of parallel world in my head, an extra charmed area of thought and reasoning which is my English area. I've often asked myself whether all translators harbour the same emotional attachment towards the language they translate from as I feel towards English – a language that I love in the same way that I love certain friends: for what I can grasp, and for what forever eludes me.
And now I live in Venice. All the rest is relative.

 

More about me here (thank you Mayank Austen Soofi, aka the Delhiwalla)